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grilu
03-06-2009, 17:53
In occasione della ricorrenza del 20° anniversario della repressione di Piazza Tienanmen, il Governo Cinese ha deciso di sospendere temporaneamente (per due giorni) l’accesso ai portali di Flickr, Hotmail e Twitter.

La decisione del Governo si inserisce in una censura generale per evitare comitati spontanei che possano celebrare il ventesimo anniversario della strage del 4 giugno 1989, quando i militari soppressero con la forza gli scioperi studenteschi che duravano già da molti giorni.

Il numero ufficiale delle vittime non fu mai reso noto, ma anche in concomitanza con la ricorrenza dei primi 10 anni, il Governo decise di non far accedere nessuno alla piazza in cui vi furono gli scontri con la scusa che erano in corso opere di ristrutturazione.

Questa volta, a presidiare Piazza Tienanmen, vi sono centinaia di soldati e polizia, sia in borghese che in divisa.

La repressione dell'esercito nella notte tra il 3 e 4 giugno 1989
Amnesty denuncia: "Impedito l'accesso agli attivisti"
Tienanmen, vent'anni di censure
Piazza blindata per l'anniversario

Bloccato l'accesso a siti di informazione, blog, servizi di posta elettronica

PECHINO - Giro di vite del governo cinese alla vigilia del ventesimo anniversario della rivolta di piazza Tienanmen del giugno 1989. La Cina, il cui esercito nella notte tra il 3 e 4 giugno represse le proteste degli studenti nel sangue, si è trincerata nel silenzio, rafforzando le restrizioni e i controlli sugli attivisti e impedendo l'accesso nella piazza.

Censura. La censura del regime è sempre più visibile, sia per tutti coloro che si affacciano sulla piazza e notano un gran numero di poliziotti, sia per coloro che cercano di informarsi sul web e sui network internazionali. Le notizie sui massacri, che posero fine a sette settimane di proteste degli studenti, sono regolarmente tagliate dagli schermi della Bbc e della Cnn in lingua cinese. Pechino ha anche disposto il blocco dell'accesso a Twitter, alla posta elettronica di Hotmail, del nuovo motore di ricerca Microsoft Bing e al server fotografico Flickr. Oscuramenti che si aggiungono a quelli a cui sono già soggetti Youtube, Blogspot e Wordpress.

Amnesty e Rsf. Il blackout informativo è stato criticato in un comunicato da Reporter senza frontiere. L'associazione sostiene che "a causa delle censure ci sono giovani cinesi del tutto ignari di quello che accadde quella notte". Nell'università di Pechino, nota l'organizzazione, gli studenti sembrano più preoccupati degli esami di fine corso che del ricordo di quegli eventi.

Oggi Amnesty International ha denunciato la "stretta intorno al dissenso e l'intensificarsi delle censure nei confronti degli attivisti per i diritti umani". La vicedirettrice del programma Asia e Pacifico dell'organizzazione per la difesa dei diritti umani, Roseann Rife, ha dichiarato in segno di sfida: "''Interrompere le comunicazioni e impedire la libertà di movimento non fermerà la lotta degli attivisti per i diritti umani e non li farà desistere dal ricordare il ventesimo anniversario della repressione di Tiananmen. Più aumenta la persecuzione, più aumenta la richiesta di verità''.

grilu
03-06-2009, 17:59
Nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1989 i carri armati attaccarono i giovani
che da settimane occupavano la piazza chiedendo una svolta democraticaTienanmen venti anni dopo
Le ali spezzate del sogno cinese

Il potere era parso al collasso: era stata proclamata la legge marziale ma la protesta continuava
Alla fine prevalse l'ala conservatrice e Deng Xiaoping diede l'ordine. I morti furono centinaia
di SANDRO VIOLA

Nella notte tra il 20 e il 21 maggio 1989 la Trentottesima armata ebbe l'ordine di marciare verso il centro di Pechino. Ma oltrepassate le periferie, quando già s'avvicinavano al centro, i convogli dell'esercito si trovarono davanti un muro di folla. Sin dall'alba, tutte le strade che portano al viale della Pace celeste e alla piazza Tienanmen erano infatti ostruite da decine di migliaia di manifestanti che innalzavano striscioni e cartelli di protesta contro il governo e il Partito comunista. I blindati e i camion militari s'erano quindi dovuti arrestare, e i soldati ne erano discesi alla ricerca dei pochi ritagli d'ombra dove ripararsi dal gran caldo. Così, attorno alle dieci del mattino, l'atmosfera era ormai quella caotica, sfiduciata, d'un 8 settembre.

La truppa seduta sui marciapiedi, gli ufficiali ai telefoni per chiedere ordini che non arrivavano, la catena di comando dell'Esercito popolare cinese (che all'epoca contava due milioni e mezzo di uomini) evidentemente saltata.

Il giorno precedente, per bocca del primo ministro Li Peng, il governo aveva proclamato la legge marziale. Proibizione di manifestare, coprifuoco. Ma era stato come parlare al vento, non agli abitanti di Pechino. Tutto era infatti rimasto com'era ormai da quasi due settimane: la piazza Tienanmen occupata da molte migliaia di studenti, e intorno alla Tienanmen - il cuore del Potere - centinaia di migliaia di dimostranti, in certe ore un milione, affluiti da ogni punto della capitale. E tutto questo senza alcuna reazione da parte delle autorità.

La sensazione più diffusa era quindi quella d'uno stupefacente, impressionante vuoto di potere. Il governo, e soprattutto il Politburo del partito, sembravano dissolti. Dalla piazza Tienanmen si levava il fetore degli escrementi accumulatisi tra il mausoleo di Mao Zedong, il monumento ai caduti e il palazzo dell'Assemblea del popolo, nei giorni dell'occupazione condotta dagli studenti. E quel fetore costituiva un'onta atroce per la dignità d'un regime che aveva dominato sulla Cina, temuto, indiscusso, negli ultimi quattro decenni.


Un'onta, e l'annuncio della sconfitta. Perché il regime sembrava ormai non essere più in grado di reagire alla rivolta studentesca e all'appoggio massiccio che era venuto alla rivolta dagli abitanti della capitale.

Comincio da qui, dall'incredibile giornata del 21 maggio 1989, la rievocazione della "primavera di Pechino", perché fu quel giorno che il comunismo parve anche in Cina sull'orlo del collasso. Già liquidato in Polonia e ormai boccheggiante in Russia, nei sei-sette mesi successivi il comunismo sarebbe caduto in Ungheria, nella Germania dell'Est, in Cecoslovacchia, in Bulgaria, in Romania, e un po' più tardi in Albania. Quei regimi vacillavano infatti da tempo, sempre più debilitati dalle penurie che imponevano alle popolazioni e dall'assoluto discredito che circondava i loro gruppi dirigenti. Ma la Cina era diversa. Un decennio di riforme economiche, una crescita del Pil che superava il 10 per cento annuo, un benessere ormai diffuso nelle aree urbane, e soprattutto un apparato del potere ancora ferreo nel totale controllo della società, sembravano aver messo il comunismo cinese al riparo da ogni brutta sorpresa.

Invece, improvvisa, inaspettata e travolgente, giunse la scossa più lunga, più ampia e profonda di tutte quelle che s'erano già prodotte, e si sarebbero ancora prodotte durante l'anno, nell'universo comunista. Tutto era iniziato verso la fine d'aprile, quando gli studenti delle due università di Pechino erano scesi a migliaia nelle strade del centro per commemorare la morte di Hu Yaobang, l'ex segretario del partito estromesso a causa delle sue tendenze liberaleggianti. Ma fu il 13 maggio che gli studenti occuparono la piazza Tienanmen. Due giorni dopo sarebbe dovuto infatti arrivare Mikhail Gorbaciov, e a Pechino c'erano centinaia di giornalisti stranieri giunti ad assistere alla riconciliazione (in realtà una Canossa sovietica) russo-cinese. I manifestanti, e coloro che ai vertici del partito avevano deciso d'appoggiare la protesta, sapevano quindi che quei giornalisti e telecamere costituivano una sorta di trincea che il governo e il Politburo avrebbero evitato d'attaccare. Un migliaio di studenti s'accamparono così nella piazza, e più di cento tra loro iniziarono uno sciopero della fame subito attorniati da una folla enorme.

La visita di Gorbaciov ebbe aspetti da film comico. Le cerimonie solenni che avrebbero dovuto aver luogo nel palazzo dell'Assemblea del Popolo, il cui ingresso è appunto sulla Tienanmen, vennero cancellate dal programma. La comitiva sovietica entrava e usciva da ingressi laterali, protetta da interi plotoni delle forze di sicurezza, e la conferenza stampa finale di Gorbaciov dovette svolgersi nella palazzina dove i sovietici erano stati messi ad abitare, e alla quale giunsero, avvertiti in ritardo, bloccati dalla marea di folla che occupava le strade, pochissimi giornalisti.

Partita per Shanghai la delegazione sovietica, la situazione precipitò. Di primissimo mattino, da est e ovest del viale della Pace celeste, confluivano fiumi di pechinesi che andavano ad addensarsi nei pressi della piazza. Ormai, il tragitto dal mio albergo alla Tienanmen, che ancora il 10-11 maggio percorrevo in venti minuti d'automobile, prendeva tre ore. Era intanto divenuto sempre più chiaro che dietro agli studenti ci fosse una fazione del partito, dato che migliaia di manifestanti giungevano a bordo di camion e bus: e in Cina, a quel tempo, camion e bus non potevano circolare se non con l'autorizzazione d'una qualche autorità.

Nella piazza, dalla massa studentesca era emersa nel frattempo una leadership: i Wan Dang, i Wue Kaixi, i Cen Zuang, che parlavano con i giornalisti stranieri, componevano gli slogan contro il nepotismo e la corruzione dei dirigenti, organizzavano i servizi, per così dire, dell'occupazione. Passaggi liberi per le ambulanze, tende per i giovani che facevano lo sciopero della fame, piccoli complessi rock per tenere alto il morale.

Ma il vertice comunista, che sembrava scomparso, era in realtà ormai pronto a reagire. Zhao Zhiyang, il segretario del partito favorevole ad un dialogo con gli studenti, venne dimesso. Attorno a Deng Xiaoping e al primo ministro Li Peng, che avevano deciso l'azione di forza, si strinsero i vecchi conservatori, Chen Yun, Peng Zhen, Hu Qiaomu, Deng Liqun, i vegliardi che due anni prima, al XIII congresso del partito, avevamo visto giungere alla tribuna incespicanti, sorretti ai due lati dalle infermiere. Durato quasi un mese, lo stallo nel Politburo era a questo punto superato. Si trattava solo di scegliere il momento in cui, come aveva detto Deng, si sarebbero fatte "rotolare le teste".

Il 25 maggio ci fu l'ultimo, terribile insulto lanciato contro il potere comunista. Nel pomeriggio ero sulla Tienanmen, quando da un lato della piazza, quello dinanzi all'ingresso della Città proibita, si levò un coro di esclamazioni spaventate. Sulla gigantografia del volto di Mao che pendeva (e ancora pende) sulla porta della Pace celeste, erano stati scaraventati numerosi barattoli di vernice nera, gialla, rossa, e la faccia del Grande Timoniere appariva imbrattata, profanata come nessun cinese avrebbe mai immaginato di vedere.

Intanto la Trentottesima armata, che non era riuscita a superare il muro della folla per raggiungere il centro di Pechino, era stata sostituita dalla Ventisettesima. Una grossa parte degli studenti sentirono che il dramma era ormai incombente, e lasciarono la Tienanmen. Attorno alla Dea della democrazia, una sagoma femminile in gesso e cartapesta che i manifestanti avevano costruito ispirandosi alla statua della Libertà, rimasero 1.000-1.500 giovani. Almeno trecento dei quali, quando nella notte tra il 3 e il 4 giugno la Ventisettesima attaccò la piazza, vennero trucidati dalle raffiche dei mitragliatori.

grilu
03-06-2009, 18:02
Chi è il personaggio misterioso che impedì ai carri armati di proseguire sulla piazza di Pechino

Il ragazzo di Tienanmen che sfidò il comunismo



La sua immagine è celebre in tutto il mondo, in molti hanno cercato di rintracciarlo. C´è chi dice sia negli Usa e chi in Cina

Passato da poco mezzogiorno del 5 giugno 1989, il giorno dopo che i soldati cinesi avevano preso d´assalto la piazza per reprimervi con brutalità un´insurrezione politica studentesca, un contestatore solitario ingaggiò un´epica sfida in stile moderno, come Davide contro Golia: stringendo in mano soltanto due sacchetti della spesa, contese il passaggio, immobile dov´era, a una colonna di carri armati che avanzava sull´adiacente Viale della Pace Eterna. Ripreso dai fotografi dei giornali di tutto il mondo e dalle telecamere delle televisioni, il tesissimo duello durò parecchi minuti - che tuttavia parvero un´eternità agli spettatori che temettero che i tanks passassero sopra all´uomo - prima che egli fosse allontanato dagli astanti.
Nessuno sa se quell´uomo sia vivo o morto. Gli attivisti cinesi e i funzionari di governo affermano di non conoscere con sicurezza neppure il suo nome. Dopo essere improvvisamente assurto in tutto il mondo a simbolo stesso dell´intrepida forza dello spirito umano di fronte alla legge marziale, quell´uomo è svanito nel nulla.
Il tabloid britannico Sunday Express poco dopo quell´episodio identificò l´uomo in un diciannovenne di nome Wang Weilin, figlio di una coppia di operai di fabbrica di Pechino. Gli attivisti tuttavia confutano l´esattezza di quanto scritto dall´autore dell´articolo, un giornalista che non aveva mai messo piede in Cina e che si era basato soltanto su interviste telefoniche a presunti amici dell´uomo. Altri ritennero che egli fosse un nongmin, un contadino appena giunto in città dalla campagna. Ma nessuno ne è certo. Le foto e le riprese televisive lo hanno mostrato soltanto da dietro.

Nel 1999, nel decimo anniversario della repressione di piazza Tienanmen, è stato chiesto al leader cinese Jiang Zemin che cosa ne sia stato di quell´uomo misterioso. Egli in inglese ha risposto «I think never killed», aggiungendo che i funzionari del governo avevano svolto le loro ricerche su quel contestatore, controllando in tutti gli obitori, nelle prigioni, negli archivi elettronici, senza trovarlo. Né, del resto, hanno potuto avvalersi dell´aiuto dei cittadini cinesi, visto che nessuno nel paese ha mai visto le immagini in questione.

Per il resto del mondo quell´immagine rimane l´icona della libertà. La protesta di quell´uomo è stata inserita in un film di Wim Wenders e la sua immagine è stata riprodotta su manifesti e T-shirt. Nel 1998 Time Magazine lo proclamò uno dei 20 rivoluzionari più celebri del ventesimo secolo, il cui «momento di auto-trascendenza fu osservato da molta più gente di quanta mise mai gli occhi su Winston Churchill, Albert Einstein e James Joyce contemporaneamente». Alcuni credono che l´uomo abbia dovuto affrontare mesi, se non anni, di rieducazione politica, altri pensano che sia stato braccato e giustiziato. Gli attivisti delle organizzazioni di difesa dei diritti umani ritengono che sulla scia della repressione di piazza Tienanmen siano state giustiziate tra le 10 e le 50 persone ? alcuni per crimini di lieve entità - come aver dato fuoco a una motocicletta della polizia - o, in almeno un caso, per aver fotografato i carri armati nella piazza. Sarebbero inoltre state recluse tra le 15.000 e le 20.000 persone e di
queste gli attivisti pensano che 99 siano tuttora in prigione per quanto fecero durante la protesta. La Cina non ha mai ammesso ufficialmente che nel massacro sono morti dei civili. Per quanto riguarda il contestatore solitario, gli attivisti sperano che sia sopravvissuto, ma temono il peggio.

Essendo un´attivista dichiarato che al momento insegna presso l´Università di Berkeley in California, Xiao Qiang non può ritornare in Cina, ma crede che il contestatore di piazza Tienanmen abbia infuso speranza nel suo paese. «Chi vinse quel giorno: i carri armati o quel contestatore che dimostrò che nulla può fermare l´animo umano? Penso che il verdetto su questa questione non sia ancora stato emesso. Ma osservando da vicino la società cinese si scopre che nel popolo vi è molto più coraggio e spirito d´indipendenza. Da questo punto di vista lo spirito di Wang Weilin è più vivo che mai ».
Annotazioni − Articolo apparso il 19/06/2004 su La Repubblica
Traduzione di Anna Bissanti

grilu
04-06-2009, 18:12
TIANANMEN, IN 150MILA FANNO VEGLIA A HONG KONG

di Beniamino Natale

HONG KONG - Decine di migliaia di persone, 150mila secondo gli organizzatori, hanno partecipato ad Hong Kong ad una veglia in ricordo delle vittime del massacro di piazza Tiananmen avvenuto il 4 giugno di 20 anni fa. Mentre a Pechino la piazza e' stata circondata da un cordone di migliaia di poliziotti in divisa ed in borghese che hanno impedito l' ingresso ai giornalisti, nell'ex colonia britannica i sei campi di calcio del Victoria Park erano pieni di gente, soprattutto giovani, che indossavano le magliette nere con la scritta: ''4 giugno, cambiare il verdetto (la condanna del Partito Comunista Cinese, che ha parlato di un ''incidente controrivoluzionario''), dire la verita' ''.

Davanti ad un mare di candele e di lampadine che ondeggiavano nella notte, hanno parlato un ex leader del movimento studentesco del 1989, Xiong Yan, il fondatore dell'Alleanza di Hong Kong per gli studenti di Tiananmen, Szeto Wah e, in un nastro registrato, l'animatrice delle 'Madri di piazza Tiananmen' Ding Zilin, un'insegnante in pensione di 72 anni il cui figlio di 17 anni e' stato ucciso dai militari nei pressi di piazza Tiananmen il 4 giugno del 1989. La 'Madre di Tiananmen', ha accusato il Partito Comunista di aver ''usato l'economia per attirare e corrompere il popolo, la polizia per reprimere ed intimidire'' e ''tutti i mezzi per nascondere la verita' ''.

Ding Zilin ha accusato di complicita' con Pechino Donald Tsang, il capo del governo di Hong Kong, che ha dichiarato la settimana scorsa in Parlamento che ''..questo incidente (il massacro) e' avvenuto tanti anni fa...da allora il nostro Paese ha fatto impressionanti progressi in tutte le aree dello sviluppo, che hanno anche portato la prosperita' ad Hong Kong''. ''Vale a dire - ha proseguito Ding Zilin - che se l'economia segna importanti successi si puo' dimenticare anche la piu' grande delle ingiustizie''. Le Madri chiedono a Pechino di cambiare il giudizio sul movimento democratico del 1989, di dire il numero ed i nomi delle vittime e di punire i responsabili del massacro. Pechino non risponde da 20 anni alle accuse delle Madri, ma ha risposto al segretario di Stato americano Hillary Clinton, che ieri ha invitato il governo cinese a rilasciare le persone che ancora sono in prigione - una trentina secondo i gruppi umanitari -, ad aprire un dialogo con le famiglie delle vittime e a smettere i ''perseguitare'' i dissidenti. Le affermazioni del segretario di Stato, ha detto oggi il portavoce governativo Qin Gang, sono ''accuse senza fondamento al governo cinese'' e costituiscono ''una grave interferenza negli affari interni della Cina''. ''Esprimiamo - ha aggiunto il portavoce - la nostra profonda insoddisfazione e le nostra risoluta opposizione'' alle accuse della Clinton. Come decine di altri dissidenti, Ding Zilin ha passato la giornata di oggi agli arresti domiciliari, mentre altri sono stati allontanati di autorita' dalla capitale e portati ''in vacanza'' in provincia. Si ritiene che nella notte tra il 3 ed il 4 giugno 1989 centinaia di persone sia state uccise dai militari dell' Esercito Popolare di Liberazione. A Victoria Park oggi andavano a ruba le copie, ristampate in tutta fretta dopo essere andate esaurite in pochi giorni, del libro di memorie di Zhao Ziyang, il segretario del Partito che fu epurato per essersi opposto all' uso della forza contro gli studenti che per cinquanta giorni nella primavera del 1989 hanno occupato piazza Tiananmen reclamando la democrazia. Le memorie di Zhao, morto nel 2005 dopo aver trascorso 16 anni agli arresti domiciliari, sono state portate clandestinamente fuori della citta' e pubblicate da una casa editrice di Hong Kong. Il territorio, una colonia britannica fino al 1997, e' oggi una Speciale Regione Amministrativa della Cina, con un governo semidemocratico, e l' unico luogo della Repubblica Popolare nel quale e' possibile manifestare legalmente opinioni contrarie a quelle del governo di Pechino.